L’opera di Paul Vieille, par Sofia Corciulo

 

Non conoscevo né le opere di Paul Vieille prima che Laura Pisano me ne parlasse mettendomi in contatto sia con una importante collaboratrice di lui, Christiane Veauvy, sia con la compagna libanese Evelyn Accad,presenti tutte e tre con saggi pregevolissimi in questo volume a lui dedicato,( venuto a mancare nel 2010).Pertanto la mia conoscenza degli scritti di Vieille è piuttosto recente ma non per questo meno frappante.Sono rimasta infatti fortemente colpita dalla lettura dei suoi lavori,a cominciare da quello sulla Provenza(,di cui tratta nel volume Christiane V; in essol’A.servendosi di una sua originale metodologia storico/sociologica, giunge a delle considerazioni del tutto opposte circa le cause della rivolta provenzale contro il colpo di stato del 1851.Egli,fin da allora,comincia ad applicare in maniera magistrale l’analisi alla popolazione minuta,quella in genere senza voce,della quale,ricollegandola al glorioso passato delle comunità dei paysans,ricostruiscel’evento storico oggetto dello studio partendo dal basso,dalle comunità provinciali,individuandone e ricostruendone le volontà e capacità di lottare per la difesa dei loro diritti fondamentali.Ne emerge una concezione attiva del soggetto storico del quale si privilegia la complessità sfuggendo agli schemi tradizionali,della storiografia degli anni 50.Appare fin da allora nelle vicende storiche esaminate quell’elemento vontaristico,soggettivistico che costituirà il leit-motiv dei suoi studi,ricollegandolo alle singole esperienze del vissuto, che,tutte insieme, determinano e danno vita ai grandi cambiamenti delle società. Si tratta di una lotta per l’affermazione delle libertà che cominciò a sorgere fin dal Medio-Evo,al quale pertanto giustamente si ricollega Vieille nel saggio succitato,in quanto fu allora che iniziarono a crearsi le prime assemblee rappresentative,dapprima solo feudali, e successivamente cetuali,con elezione,secondo le modalità dei tempi, dei reciprocirappresentanti. L’evoluzione di queste assemblee avvenne con modalità volontaristiche,cioè facendo specifico riferimento alla convinzione personale di ogni rappresentante di far parte di una istituzione considerata indispensabile al funzionamento del territorio,pertanto DA CONSULTARE SECONDO MODALITA’FORMALIZZATE GIURIDICAMENTE. Ebbene quanto ho qui sinteticamentericordato,questo fondamentale apporto volontaristico del singolo individuo,fu esplicitato in maniera magistrale dal mio Maestro, Antonio Marongiu,uno dei più grandi studiosi degli antichi parlamenti, nella relazione presentata proprio a Roma ,in

occasione dei grandi convegni internazionali di Scienze Storiche che si tengono ogni 5 anni.

La individuazione di questa volontà singola,individuata da Marongiu,attraverso precise fonti archivistiche,nella evoluzione delle assemblee rappresentative da esclusivamente formali(si chiamavano anche di parata) a significativamente politiche, ha costitituito e costituisce tuttora una importante metodologia con la quale si sono confrontati studiosi di varie generazioni.Siamo di fronte a forme di rappresentanza, dapprima pre-parlamentari e poi compiutamente parlamentari (inteso questo termine con riferimento alle forme di rappresentanza precedenti lOttocento e di cui generalmente si sa molto poco quando invece queste ebbero vita e funzioni rilevantissime in tutta l Europa Occidentale,luogo, unico, nel quale sorsero,quali basi fondative delle nostre democrazie contemporanee. Risulta davvero sorprendente questa affinità metodologica tra Vieille e Marongiu,sorta negli stessi anni ’50. Nella prefazione al volume che oggi presentiamo Alain Touraine afferma che lo Stato non si identifica con una specifica popolazione,ma con la volontà di stare insieme.

Queste considerazioni mi ricollegano agli importanti studi di Vieille sull Iran ed alle precise e dotte argomentazioni di essi.( La democrazia non si può esportare, come fosse una merce.Abbiamo succintamente ricordato il percorso lungo e difficile da essa compiuto per affermarsi.Al massimo possiamo esportare taluni istituti della democrazia).Del primo abbiamo esempi molteplici negli ultimi decenni,a proposito dell’introduzione forzata di modelli,non solo istituzionali, ma anche socio.economici- la cosiddetta modernizzazione-che, nel loro fallimento, hanno inevitabilmente acceso focolai di violenza. La modernizzazione basata ovviamente sul modello occidentale doveva attuarsi attraverso il trasferimento di tecnologie monopolio di quella ristrettissima classe che ne conosceva il funzionamento e che ,inevitabilmente,strettamente collegata alle politiche strategiche dello Stato,divenne ben presto dominante rispetto alla massa della popolazione emarginata ed alla ricerca di altre vie identitarie e salvifiche. Gli scritti di Vieille sull’ Iran,di grande spessore storico-sociologico e culturale, esaminano compiutamente i disastri che sono sorti dalla mancata ,o meglio fallita, modernizzazione di quel Paese,al quale si voleva imporre dall’alto stili e modelli del tutto alieni dalla vita sociale quotidiana.Ciò forse avrebbe potuto funzionare in periodi di prosperità economica,ma era inevitabilmente destinato al fallimento se questa fosse venuta meno,portando alla nascita di rigurgiti religiosi-identitari,nei quali,soli, il popolo minuto,alienato dalla perdita dei suoi

tradizionali punti di riferimento della quotidianità, si riconosceva.Alle vie dell ‘Occidente, fallite,si contrappose un ritorno all Islam,più o meno radicale.

Il seguito di questo fallimento, applicabile non solo all Iran, è ben noto a tutti noi.

Lo Stato modernizzatore,in una società arretrata,chiede ad essa di delegarne ogni aspetto,compreso quello politico: lo Stato diventa autoritario, di polizia.Vieille sintetizza tale contrasto con la dicotomia CENTRO/PERIFERIA: da una parte il mondo arabo è attirato dall’ Occidente; dall’altra i mezzi e le modalità usati sono incapaci di creare la modernità/ e di diffondere le tecnologie nelle periferie,oscillando in tal modo fra modernità ed identità. Il mondo arabo e l’Occidente,che provengono dalla stessa filiazione abramistica,si ritrovano ad essere fratelli-nemici.

Il fallimento della modernizzazione iraniana,vissuta con delusa preoccupazione da Vieille, lo spinse ad accelerare quel suo importante progetto di ricerca sul Mediterraneo che, nato nel 1977,lo impegnerà appassionatamente per 20 anni,fino al 1997 ,con la creazione della rivista PEUPLES MEDITERRANEENS,della quale saranno pubblicati ben 80 numeri.

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